Dagli esperimenti ai sistemi integrati: l’evoluzione dei Flight Termination System (FTS) per UAS

25 Marzo 2025 | Notizie

Fino a pochi anni fa, chiunque avesse bisogno di un Flight Termination System (FTS) per il proprio drone si trovava di fronte a soluzioni poco pratiche e spesso invasive. In Italia e Francia, le prime implementazioni richiedevano addirittura di saldare un Kill Switch direttamente sulla scheda madre del drone, compromettendo la garanzia e introducendo rischi tecnici non indifferenti.

Flight Termination System (FTS) 

Le alternative meno invasive non mancavano, ma avevano limitazioni evidenti. Alcune aziende avevano sviluppato sistemi basati su relè elettronici interposti tra la batteria e il drone. Questo evitava modifiche dirette all’elettronica, ma introduceva un nuovo problema: il segnale di controllo aveva una portata di appena 500-600 metri, troppo poco per operazioni a lungo raggio o in scenari BVLOS (Beyond Visual Line of Sight).

Anche i produttori di paracadute hanno cercato di integrare FTS nei loro sistemi, ma con alcuni limiti. Per esempio alcuni produttori offrivano sistemi Failsafe automatici, ovvero attivabili solamente in caso di perdita di controllo, senza possibilità di comando manuale da terra. Dopo pressioni di mercato hanno introdotto un comando remoto, con batterie di durata limitata (circa 2 ore) e una portata radio non eccedente i 600-700 metri a causa delle limitazioni europee sulla potenza di trasmissione. Inoltre, questi dispositivi erano precedenti o non conformi al Means of Compliance (MoC) di EASA.

Negli ultimi anni, per operazioni BVLOS si sono affacciati sul mercato nuovi operatori, che offrono soluzioni conformi alle regole EASA per il recupero con paracadute e l’interruzione di volo. La soluzione è molto interessante, ma non essendo il risultato di una progettazione integrata nei droni, lo spazio necessario per il paracadute ha determinato il sacrificio di accessori utili come altoparlanti e luci di segnalazione.

Il salto tecnologico con la DJI Dock 3: un sistema integrato pronto per le operazioni BVLOS

Oggi il panorama è cambiato grazie alla DJI Dock 3, il primo sistema di drone-in-a-box con Flight Termination System integrato e conforme alle normative europee. Questo rappresenta un’evoluzione fondamentale per l’operatività dei droni in scenari BVLOS, che consente di superare le soluzioni taylorizzate e ingegnerizzate ad hoc dai fornitori di prodotti e servizi all’industria.

Flight Termination System (FTS) 

Le novità principali della DJI Dock 3 includono:

  • FTS integrato con canale indipendente: a differenza dei vecchi sistemi, il modulo di terminazione del volo non dipende dal normale segnale di controllo del drone, aumentando la sicurezza e la probabilità di certificazione ENAC/EASA.
  • Attivazione remota via FlightHub 2: l’FTS può essere attivato non solo localmente, ma anche via rete, garantendo operatività ovunque ci sia copertura di rete cellulare.
  • GeoCaging e Failsafe intelligente: se il drone esce dall’area operativa definita, il sistema può attivarsi automaticamente, prevenendo rischi per la sicurezza.
  • Conformità ai requisiti EASA: l’integrazione nella Dock 3 del sistema PRS-M4DTEX di AVSS (FTS indipendente con meccanismo di recupero con paracadute) consente di soddisfare i requisiti dei MoC 2511 e 2512 dell’EASA,  superando il problema che affliggeva i precedenti sistemi FTS.

In breve, il mercato vede la prima soluzione realmente industriale, conforme e integrata per la gestione remota di droni BVLOS in Europa. Un salto tecnologico atteso da anni che finalmente diventa realtà.

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